IL SITO UFFICIALE DELLA PARROCCHIA S. ANTONIO - Pisticci (MT)
LA PARROCCHIA
IL SANTO TITOLARE
S. ANTONIO
Un mattino il frate più anziano si avvicinò ad Antonio e lo invitò a prepararsi per scendere a Forlì, dove alcuni frati avrebbero dovuto ricevere l’ordinazione sacerdotale. S. Antonio, contento perché avrebbe sentito parlare di Dio e della Madonna da Padri molto sapienti, andò volentieri a Forlì; ma il Padre che avrebbe dovuto pronunciare il discorso ufficiale nel Duomo si assentò per malattia, e nessuno era disposto a sostituirlo, non ritenendosi convinto di poter sostituirlo. Il Padre Provinciale ordinò così ad Antonio di pronunciare il discorso dal pulpito. Il frate dopo un’iniziale esitazione accettò e prese la parola con passi biblici ben appropriati. Le parole fluivano dalla sua bocca in modo celestiale e le sue idee erano chiare come il sole, tanto da colpire nell’animo tutti i suoi confratelli, visibilmente affascinati. Alla fine della predica tutti si strinsero attorno a lui, profondamente ammirati, e il Padre Provinciale, molto felice e commosso, gli affidò l’ufficio della predicazione a Rimini, dove Antonio avrebbe avuto molto da fare. Antonio, figlio dell’obbedienza, non si oppose al volere dei superiori; tornò a Montepaolo, raccolse le sue poche cose, abbracciò teneramente tutti i suoi confratelli, e dopo aver dato l’addio a quel “monte santo”, si recò a Rimini. Qui il santo trovò una dura opposizione da parte degli eretici, in particolare dei catari, che travisavano le Sacre Scritture e, ritenendo di essere gli unici depositari della perfezione cristiana, andavano di casa in casa a diffondere gli errori più grossolani.
Quando Antonio predicava nelle chiese o nelle piazze, essi levavano urla e facevano schiamazzi. Un giorno il Santo con voce tonante, gridò loro: – Non volete ascoltarmi? Ebbene andrò a parlare ai pesci del vostro mare! Sceso dal pulpito, si diresse verso la spiaggia seguito da pochi fedeli e curiosi. Giunto in riva al mare, Antonio salì su uno scoglio, si raccolse in preghiera e chiamò a gran voce i pesci del mare. Immediatamente un gran moltitudine di pesci, che non si era mai vista prima in quel mare, venne alla riva; e tutti i pesci con i capi fuori dall’acqua se ne stavano attenti con mansuetudine e ordine e dopo il discorso di Antonio aprirono le loro bocche inchinandosi dinanzi a lui.
I fedeli che avevano assistito al miracolo, ritornarono in città e raccontarono agli amici l’accaduto. Ma un eretico irremovibile di nome Bonvillo, al racconto scuoteva la testa incredulo, dicendo che era stata solo un’illusione collettiva; tutti, a suo parere, avevano scambiato le onde per pesci. La cosa fu riferita al Santo che avvicinò Bonvillo e gli fece una proposta: se fosse riuscito a far adorare alla mula il sacramento dell’Eucarestia, l’eretico
si sarebbe dovuto convertire. Bonvillo accettò, a patto che la mula sarebbe stata a digiuno per tre giorni prima dell’evento. Antonio acconsentì e tre giorni dopo Bonvillo condusse la mula affamata sul sagrato della chiesa, dov’era radunata una gran folla. Ad un tratto la porta della Chiesa si aprì e apparve il Santo che reggeva l’Ostia Consacrata. Bonvillo porse della biada alla mula, incitandola a mangiare; ma la povera bestia, pur essendo affamata e assetata, guardava l’Ostia… finché, lentamente piegò le ginocchia in segno di adorazione. La folla gridò al miracolo e Bonvillo, sconvolto, si prostrò davanti a S. Antonio supplicandolo di perdonarlo.
Non mancò certo la reazione da parte degli eretici che avevano deciso di ucciderlo. Per sopprimerlo escogitarono l’uso della frode e del veleno. Si finsero pentiti e invitarono Antonio a pranzo. Il Santo accettò, ma appena fu a tavola si accorse del tranello: tracciò un segno di croce sul cibo e incominciò a mangiare tranquillamente. Quando gli eretici si accorsero che il veleno era stato reso innocuo e che Antonio non provava alcun disturbo, si spaventarono: si buttarono ai suoi piedi e sinceramente pentiti gli chiesero perdono.
La fama di Antonio come predicatore e taumaturgo giunse in breve tempo in tutta l’Emilia e la Romagna, arrivando fino ad Assisi dove c’era S. Francesco gravemente malato. I frati gli avevano parlato di Antonio, della sua predica ai pesci, della sfida a Bonvillo e di altri episodi, tanto da essere definito da molti <<martello degli eretici>>, perché nessuno poteva resistere alle sue argomentazioni. Francesco, profondamente ammirato, decise di mandare una pergamena ad Antonio: il suo messaggio era non solo un augurio di buona salute, ma anche una specie di <<consacrazione>> a vescovo, dati i meriti, l’orazione e la devozione di Antonio, famoso anche per la sua saggezza e prudenza. Antonio considerò la lettera di S. Francesco come un ordine e decise, pertanto, di lasciare Rimini per recarsi a Bologna, ma dato che nella celebre università di allora non c’era ancora la cattedra di teologia, egli dovette insegnare nel convento dei francescani; naturalmente la fama del maestro attirò un grande numero di frati, chierici e secolari, non pochi distintisi in futuro per dottrina e santità.
Antonio insegnò a Bologna per un anno, poi Francesco lo invitò ad Assisi per affidargli l’incarico di andare a predicare la verità evangelica in Francia dove c’erano gli eretici albigesi che infestavano quella terra amata tanto dal Poverello d’Assisi. Antonio, grazie alla sua cultura, alla santità e al fascino sulla folla, era l’ideale per estirpare l’eresia albigese. Antonio accettò l’incarico; una mattina del rigido inverno del 1224 si diresse a piedi in Francia, insieme a tre confratelli. Talvolta era necessario fermarsi in paesi o città, presso qualche convento, oppure a mendicare un tozzo di pane o un giaciglio. La sua prima meta fu Montpellier, dove fu accolto dai confratelli con grande gioia, ma si fermò anche a Narbonne, Carcassonne, Tolosa, Limoges, e in tutta la Provenza. Parlava al popolo nelle chiese e sulle piazze sempre con lo stesso metodo: affrontando gli eretici a viso aperto, confutando i loro errori, smascherando la loro falsità, volgarità e astuzia.
Il demonio, che naturalmente non poteva rassegnarsi alla perdita di così tante anime, cercò in ogni modo di disturbarlo, persino con la violenza, ma il Santo confidava nel Signore, che lo aiutava e confermava il suo apostolato con una gran quantità di miracoli. Anche la Madonna più volte lo difese dagli assalti del demonio. Un giorno quest’ultimo fece crollare il palco dove Antonio predicava, ma il Santo non si scompose e tranquillizzò i fedeli, dicendo che la Madonna li proteggeva. Un altro giorno, mentre Antonio pregava, gli apparve il demonio sotto sembianze umane; lo afferrò per la gola, deciso a strangolarlo. Egli reagì invocando il nome di Maria. All’udire questo nome, satana pieno di rabbia fuggì. Antonio comunque ricambiava le premure della Madonna con una profonda devozione verso la <<Gloriosa Signora>>.