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LA CHIESA A PISTICCI
Chiesa Abbaziale di Santa Maria del Casale
Si può affermare che il culto sia sorto subito
dopo l’anno Mille, anche se alcune parti delle caratteristiche formali ed
architettoniche originarie del luogo di culto ancora leggibili, riportano al
sec. XIII, di certo annesso all'abbazia benedettina, sorta appunto in un casale
e, per una leggenda, intorno ad una statua miracolosa per la guarigione da
malattie (da qui anche l'altra specificazione della "Sanità"). Oggi la Chiesa,
eretta Santuario Diocesano il 15 aprile 1987, sorge alla periferia orientale
dell'abitato.
Intorno all'edificazione due sono le leggende prevalenti, di cui la prima è più articolata.
Alcuni monaci basiliani avrebbero fondato un cenobio dedicato alla Natività della Beata Vergine Maria su una delle colline, su cui si estende il paese. Col passare degli anni il monastero, talmente degradato, si sarebbe ridotto in ruderi. Più volte alcuni contadini, passando per recarsi al lavoro, avrebbero visto su uno dei massi la stessa colomba, finché non sarebbe stata una bambina, che accompagnata dalla mamma recatasi a lavare i panni presso la fontana detta "Vetrano", a vedere sulla stessa pietra una donna vestita di bianco. Questa, dopo averle raccomandata di vivere in grazia di Dio, le avrebbe donato alcuni baccelli di fave novelle. L'accaduto sarebbe stato raccontato alla madre, che pur incredula, li avrebbe presi per cucinarli. Ma, appena sgranati, sarebbero uscite gocce di sangue. Il messaggio sarebbe stato chiaro: si sarebbe trattato del sangue versato a causa della guerra bizantino-normanna, che non solo produceva stragi tra i combattenti ma anche morti per pestilenze connesse, anche se la sola Pisticci, tra i tanti centri vicini, rimaneva illesa. La Madonna, quindi, avrebbe protetto la popolazione di Pisticci e questa per gratitudine, ricorrendo al feudatario, avrebbe fatto erigere non solo la chiesa ma anche il monastero da donare ai Benedettini.
L'altra leggenda è meno articolata. La necessità e la indicazione del luogo sarebbero state indicate da alcuni uomini, assistiti dagli angeli, al seguito di una processione con la statua della Madonna su un carro, trainato da due buoi, lungo un percorso illuminato da falò. Nel frattempo la Madonna avrebbe compiuto molte guarigioni da malattie, come la malaria che infestava quei luoghi.
L'oggetto del culto è la statua della Madonna col Bambino, risalente al XVI e
XVII secolo, come riferimento identico di un simulacro più antico. La Vergine,
in piedi, è vestita di una tunica celeste-chiaro decorata con fiori, di un manto
azzurro, punteggiato di stelle, e di un velo che non nasconde, però, la
capigliatura bionda, divisa in due parti. Con le braccia convergenti verso il
basso sorregge sulla destra il Bambino, che, nudo e posizionato in piedi, con la
mano sinistra stringe un globo crocifero e con la destra benedice.
Per sua intercessione si sarebbero verificati varie guarigioni fisiche, nonché
fatti miracolosi, che la tradizione ancora narra, relativi alla visione notturna
di lumicini accesi attorno ai muri della Chiesa e di lunghe file di fanciulle,
in vesti bianche, salire cantando verso il santuario.
Gli ex voto riguardavano in particolare vestitini infantili e abiti nuziali, di cui si conserva una raccolta.
La festività religiosa principale cade
l'ultima domenica di aprile, preceduta da una novena. In mattinata, dopo la
Messa solenne, si svolge la processione per le vie del paese. Nel pomeriggio
un'altra celebrazione eucaristica chiude la festa.
Le pratiche rituali popolari consistono nella partecipazione alla processione di "verginelle" ("vergenèlle"), bambine vestite di bianco con corone di fiori sulla testa e di bambine vestite con il costume tradizionale ("pacchianelle").
Nel passato, durante la sera della vigilia della festa, nelle campagne si accendevano falò a ricordare quelli della tradizione. Al seguito della processione, almeno fino alla fine del sec. XIX, vi era "u palije", un pesantissimo stendardo di colore azzurro con l'effige della Vergine, che, per ovvi motivi, non poteva non essere portato che da un uomo forte in modo da poterlo fare volteggiare.
L'edificio, sorto nel sec. XIII, ha subito interventi di rimaneggiamenti nel sec. XVI, mentre quelli effettuati, soprattutto all'interno, sono stati rimossi negli anni Sessanta del sec. XX, durante i quali si è proceduto ad ulteriori rifacimenti.
La facciata si articola con la porta centrale più alta delle due laterali. Emerge il portale medievale a sesto acuto, che contiene l'ingresso, la cui fattura risale al sec. XVI. In asse si trova un rosone.
L'interno, a tre navate con le rispettive
absidi, suddivise da pilastri con archi volti a sesto acuto, è privo di
decorazioni se non quelle policrome sottostanti le cornici dei pilastri. Vi sono
due statue: una lignea della Madonna, del sec. XV, e una in stile veneziano,
della Madonna della Sanità, del sec. XVIII.
Al fianco del santuario permangono i ruderi dell'abbazia benedettina, anch’essi in fase di restauro.