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I SANTI LUCANI
San Giustino di Jacobis di San Fele
Giustino
de Jacobis nacque il 9 ottobre 1800 a S. Fele (PZ), in una famiglia composta
da ben 14 figli e ricca di fede cristiana. Nel 1814 si trasferì con tutta la
famiglia a Napoli e qui scoprì la sua vocazione. Il 17 ottobre del 1818
entrò nella “Congregazione della Missione” fondata da S. Vincenzo De’ Paoli.
Fu ordinato sacerdote a Brindisi nel 1824 ed esercitò il suo ministero ad
Oria, Monopoli e Lecce, dove era richiesto per la preparazione dei
seminaristi, per la direzione spirituale, l’animazione dei ritiri, nonché
per le opere di carità; ma si distinse soprattutto per le missioni al
popolo, oltre che per la sua capacità comunicativa semplice ma profonda. Nel
1836 tornò a Napoli come direttore dei novizi a S. Nicola Tolentino e poi
come superiore alla casa “Dei Vergini”. Qui curò molti colerosi durante
l’epidemia che colpì la città nel 1836-37. Nel 1838 chiese ed ottenne dai
Superiori di essere mandato nelle missioni estere e gli fu proposta
l’Etiopia dal Prefetto di Propaganda Fide. Durante il viaggio, a Malta,
accadde un fatto straordinario: mentre celebrava la Messa, durante il
momento dell’Eucarestia, apparve in alto sul suo capo Gesù Bambino raggiante
di luce, che poté essere contemplato da molti fedeli. Dopo 5 mesi, arrivò in
Abissinia e lavorò nel Tigré, ad Adua, e a Guala. Qui, dove pensa subito a
formare preti etiopici, dette vita a un seminario chiamato “Collegio
dell’Immacolata”. Poi, per meglio riuscire nella sua missione, incominciò a
studiare la lingua etiope, i costumi locali e la storia religiosa di quella
regione. La sua azione pastorale e catechistica poggiava solo sull’amore che
lo spingeva a testimoniare Cristo. Per radicare la fede cattolica in mezzo
ai fedeli doveva insegnarla nella lingua locale e perciò tradusse in quella
lingua il catechismo del Bellarmino. Col seminario mirò ad educare
catechisti e sacerdoti, e per le donne pensò a far giungere delle suore che
si potessero occupare di loro; ma questo desiderio si realizzò solo dopo la
sua morte.
Tutto questo fermento religioso fu turbato dalle ostilità del Vescovo
Ortodosso Abuna Selama, che prescrisse in una lettera circolare di scacciare
dalle loro province il De’ Jacobis. Il contrasto si accentuò specialmente
quando il De’ Jacobis fu nominato Vescovo e Vicario Apostolico da Guglielmo
Massaia, vescovo dei Galla sull’altopiano etiopico. Infatti S. Giustino e
alcuni suoi sacerdoti furono messi in prigione dall’Abuna Selama (il dotto
Ghebré Michaïl, morì di stenti in catene).
Dopo un po’ di tempo, Salama scrisse al re Teodoro: "Devi cacciare l’Abuna
Jacob (Padre Giustino), ma non lo uccidere; è un santo e nessuno osserva
meglio di lui la legge del Signore". Così il vescovo Giustino venne espulso
con un gruppetto dei suoi fedelissimi, e morì di sfinimento nella zona più
torrida dell’Eritrea, presso Zula, mentre cercava di raggiungere il porto di
Massaua.
"Giustino De Jacobis è stato padre per la Chiesa d’Etiopia", scrivono i
vescovi etiopici nell’Anno santo 1975 al papa Paolo VI, che lo ha proclamato
santo il 26 ottobre. In quell’occasione, il Pontefice affermava: "Volle
accostare i Copti etiopici, e anche i fedeli musulmani; e, pur se per questo
andò incontro a gravi ostilità e incomprensioni, intese dare incremento ai
valori cristiani ivi esistenti, mirando all’unità e all’integrità della
fede". E ha poi aggiunto: "Ha un solo torto, quello d’essere troppo poco
conosciuto".
Le sue ultime parole furono di raccomandazione e di affetto verso i suoi
discepoli:
"Figli miei, tutti voi avrete parte del mio affetto, voglio benedirvi!"
"Non piangete, non piangete, continuò Giustino, non abbiate timore perché se
vi conformerete alle raccomandazioni che vi ho fatto, nessuna cosa potrà
nuocervi. Trasmettete questi avvisi a quelli che sono ad Hebo, Alitiena,
Halai, Moncullo. Che tutti si ricordino di me nelle preghiere".