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I SANTI LUCANI
San Luca Abate di Armento
S.
Luca, figlio di Giovanni e Tedibia, nacque in Sicilia, a Demenna (Castrogiovanni),
e fu accolto nel monastero basiliano di S. Filippo d'Agiro dove si formarono
anche altri famosi monaci greci del sec. X.
Per sfuggire alle vessazioni dei Saraceni, che avevano conquistato l'isola
attraversò lo stretto e andò a mettersi sotto la disciplina di S. Elia
Speleota di Reggio. Ma ben presto anche la zona dell'Aspromonte divenne meta
delle incursioni saracene, per cui egli prese la via del Nord fino a
raggiungere la famosa eparchia monastica del Mercurion, ai confini tra
Calabria e Lucania, meta di tutti i Santi italo-greci del sec. X.
Giunse a Noa (Noepoli), dove restaurò la cadente chiesa di S. Pietro
Apostolo e dimorò con i suoi discepoli per sette anni, praticando il più
rigoroso ascetismo e dandosi ai lavori dei campi, tanto da cambiare il
deserto in giardino. In breve tempo si diffuse la fama della sua santità;
infatti, era diventato medico per i malati, rifugio per i bisognosi, che
sfamava e confortava in ogni modo, e dette così a tutti la luce della parola
di Dio. Desideroso di maggiore solitudine, passò nel territorio di Agromonte,
presso il fiume Agri, dove restaurò il monastero di S. Giuliano; qui,
essendosi formata una grande comunità di uomini, ne vestì molti dell’abito
monacale e li educò secondo i suoi principi di ospitalità, umiltà,
astinenza, carità e preghiera. Operò molte cose mirabili: cacciava gli
spiriti dagli indemoniati, ridava la salute agli infermi, e a volte i frati
facevano miracoli pronunciando solo il suo nome. Prestò la sua opera di
cristiana carità ai soldati feriti nel conflitto tra i Saraceni e i Tedeschi
di Ottone II; fortificò il castello di Armento, dove si era rifugiato in
cerca di solitudine, e lo fece diventare il quartiere generale, sia come
baluardo fortificato contro le incursioni dei Saraceni, sia come palestra
dei molti miracoli, che egli vi operò. Costruì una basilica in onore della
Vergine Maria e di S. Pietro Apostolo, lasciandone la custodia ai propri
discepoli. I Saraceni si accamparono nel tempietto della Santissima Vergine
e facendo scorrerie per i luoghi vicini deturpavano e insudiciavano il luogo
sacro della Madre di Dio. Il Santo udendo le ingiurie rivolte alla Madonna e
i gemiti emessi dai suoi compagni fatti prigionieri pregò il Signore di
liberarli da questo obbrobrio con la sua misericordia. Il Signore esortò S.
Luca a parlare con i suoi fratelli e a cacciare gli invasori. S. Luca così
scelse un manipolo dei più forti e si mise davanti all’entrata per
combattere. Così uscirono in campo contro i Saraceni, che mentre si
disponevano a combattere videro venire contro di loro un cavallo tutto
splendore su cui sedeva il Santissimo Padre; a questa vista i Saraceni,
presi da grande paura si diedero alla fuga. Più tardi il Santo compì altri
prodigi come la guarigione di molti malati dopo lo scoppio di una strana
epidemia. S. Luca morí, assistito da s. Sabba di Collesano, nel celebre
monastero dei SS. Elia ed Anastasio del Carbone il 5 febbraio 995 e fu
sepolto nella chiesa del monastero, dove ebbe culto pubblico.